4 MARZO: DISERTA LE URNE, RIPRENDITI LA VITA

Si è augurato un’ampia partecipazione al voto del prossimo 4 marzo il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, durante il consueto discorso di fine anno. Tracciando paralleli fra la generazione nata nell’ultimo anno del XX secolo, chiamata per la prima volta ad andare alle urne. Ed i “ragazzi del ’99” che un secolo prima, nel XIX, furono invece costretti ad una precoce chiamata alle armi durante la Prima Guerra Mondiale.

Così, nel porre enfasi sull’eccezionalità di questo fatto storico, egli ammette implicitamente proprio quella che è la natura più intima ed originaria dello Stato: la guerra appunto, ed il suo proseguimento in tempo di pace.

Lo abbiamo visto in tutte le riforme fatte in questi anni, a fronte di una situazione sociale ed economica disastrosa, come nelle conseguenze che ne sono derivate.

Jobs Act ed istituzionalizzazione della precarietà. Riduzione dei diritti sindacali e lavorativi con conseguenti morti bianche e precarizzazione della sicurezza sul lavoro.

Riforma Fornero, tagli e rovesciamento della crisi sui settori più deboli della popolazione. Buona scuola e inquadramento fin dall’età scolastica in dinamiche competitive, disciplinari e di sfruttamento del lavoro.

Ma anche guerre imperialiste spacciate per “missioni di pace”, con conseguente militarizzazione del territorio nazionale, e crescita dei pericoli legati a terrorismo e fanatismo. Aumento esponenziale delle violenza sociale, del bullismo giovanile, del fascismo e del razzismo, così come dei femminicidi.

Fino ad arrivare ai ritardi nella prevenzione e gestione delle catastrofi naturali, o ai decreti per salvare banche che hanno mandato sul lastrico migliaia di persone.

Questa è la linea intrapresa senza mezzi termini dai governi di questi decenni.

Dove è apparso ben chiaro fin da subito che quelli di centrosinistra non solo non hanno contrastato né arginato, bensì hanno addirittura accelerato questo processo. In nome dello spauracchio del ritorno al potere di un centrodestra guidato da uno dei più grandi criminali patologici che la storia delle istituzioni democratiche ricordi.

Ma non solo. La logica mortifera degli Stati e dei governi la vediamo quotidianamente ad esempio, anche sulle questioni che riguardano l’immigrazione. Così, per le liste e i partiti che si contenderanno lo scettro del potere il prossimo 4 marzo, la questione fondamentale riguarda quali e quanti immigrati “regolari” è lecito accogliere, quali e quanti è necessario invece respingere se non addirittura rispedire dal territorio italiano ai paesi di provenienza.

In pratica, quali e quanti è necessario inserire all’interno dei circuiti produttivi dell’Italia e dell’Europa, quali e quanti è lecito invece condannare di fatto a morte o ad una vita fatta di guerre, deserti, polizie di frontiera, maremorte e schiavismo. Da parte di quello stesso sistema globale che si è fondato sul dominio e sullo sfruttamento della gran parte delle risorse, del lavoro e della popolazione del pianeta. Salvo poi innalzare muri od inventarsi improbabili “corridoi umanitari” ai confini di fortezze continentali assediate dalla disperazione che esso stesso ha generato.

Perché diciamoci la verità, le cose da tutti questi punti di vista non sono certo rassicuranti neanche da parte di quelle forze politiche che si candidano in opposizione al bipolarismo speculare del centrodestra/centrosinistra.

Il fenomeno sociopolitico cresciuto in modo più esponenziale in Italia in questi anni, il Movimento Cinque Stelle, dopo una prima fase antipartitica e movimentista, pseudorivoluzionaria e antieuropeista, ha già fatto presagire quale sarà la politica del manganello che intende perpetrare una volta assunto l’agognato governo nazionale.

Lo abbiamo visto in più o meno tutte le amministrazioni locali pentastellate, ma soprattutto nel fiore all’occhiello delle conquiste dell’ormai ex-Re Beppe, e dei suoi feudatari (oggi legati a Re Luigi per normale avvicendamento da insediamento al trono, piuttosto che da battaglia in campo aperto) Roma la capitale. Dove in nome di quegli stessi principi su cui si è cavalcata la crociata contro la casta – legalità, pulizia dello Stato e delle istituzioni – si è fatto razzia di spazi sociali e di abitazioni occupate da migranti in condizioni disperate.

Ingenui quegli attivisti della prima ora che attribuiscono questo a un tradimento dei valori originari di un movimento che parlava in nome della democrazia reale e dell’avvicinamento della politica ai comuni cittadini. Pensare in termini di “immigrati regolari” (leggi: produttivi e disciplinati), “aiuti a paesi arretrati” (leggi: non ancora del tutto inseriti in modelli di sviluppo occidentali) e di “immigrati che invece devono essere rimandati nei loro paesi” (leggi: condannati a morte o ad un’esistenza impossibile), sono chiari sintomi di canonizzazione per chi agisce in termini di legalità, Stato, democrazia. Come lo è appunto sgomberare spazi sociali per lavori di manutenzione ad un asilo nido, o case occupate per la tutela della proprietà privata di imprenditori “onesti”.

Ancora un volta non è, o non è necessariamente, il problema del valore delle idee o degli ideali che si vorrebbero mettere in campo e realizzare. Il problema è il tipo di istituzione intrinsecamente borghese e oppressiva – quella appunto rappresentativa – tramite la quale si pretenderebbe di realizzarli. La quale per sua stessa natura, più parla in nome dell’inclusione, dell’uguaglianza e della libertà politica, più è fatta apposta per rendere tecnicamente realizzabili solo orizzonti sociopolitici auspicabili dalle classi di tipo imprenditoriale e capitalista.

Ce lo dice chiaramente anche la vicenda della sinistre più o meno antagoniste dal 1991 in poi. Quando sarebbe stata necessaria una trasformazione volta a ripensare paradigmi ed orizzonti di superamento delle istituzioni politiche ed economiche nate con l’affermarsi della borghesia, e fallite tanto nella loro versione capitalista quanto in quella staliniana o socialdemocratica.

Cadute in pieno nella trappola del <<chi è più costituzionalista è più anti-Berlusconi>> si sono arrampicate sulle spalle di uno Stato e di un giustizialismo che non hanno avuto problemi a scrollarsele di dosso appena diventate un peso morto per le ambizioni di dominio. Lasciandole su un Campo Marzio fatto di disgregazione, decadenza culturale, carenza di idee e strumenti adeguati per contrastare quegli stessi poteri che si pretenderebbe di abbattere.

Così, chi in vista delle elezioni del 4 marzo chiama a raccolta varie anime dell’anticapitalismo in nome di un generico “Potere al popolo”, rischia appunto di dare al popolo quegli stessi strumenti che hanno reso possibile la sua sottomissione e sfruttamento. Oltre che di rimanerne esso stesso impantanato, come dimostrano già le soglie di sbarramento e l’ostracismo mediatico nei confronti delle liste più radicali. Le quali nel migliore dei casi, oltre a non raggiungere che una percentuale irrilevante in termini di peso reale sulla scena politica, non andrebbero comunque oltre una socialdemocrazia più o meno arrabbiata.

Ancora una volta, dobbiamo lottare direttamente in prima persona per la nostra libertà e felicità, fuori e contro le logiche di delega, non c’è altra soluzione. Dobbiamo riaffermare ovunque la coscienza e la prassi autogestionaria, basata sull’azione diretta e l’assemblearismo di base, contro ogni potere e gerarchia. Sui posti di lavoro e nelle strade, nelle scuole e nelle Università, in famiglia e fra gli amici, nei momenti e negli spazi di cultura o di divertimento.

Dobbiamo farlo 365 giorni l’anno, non solo il 4 marzo in occasione di una scadenza elettorale. Ma quello stesso giorno è importante dare un segnale forte alle classi dirigenti da parte della base sociale, disertando in massa le urne e le logiche ad esse connaturate.

Senza paura di fare il gioco dei nostri avversari, scadendo in logiche del “meno peggio” funzionali solo a non avanzare per l’ennesima volta neanche di un centimetro nei nostri orizzonti.

La Storia ci insegna continuamente che solo radicalizzando la lotta per l’emancipazione si possono trovare i mezzi necessari ad affrontare nemici apparentemente più forti di noi. E solo rivendicando continuamente l’intransigenza delle posizioni, troveremo eventuali mediazioni necessarie ad avanzare ulteriormente al passo successivo.

L’opposizione ai governi di qualunque colore la faremo nelle piazze e sul lavoro, nelle strade come nelle scuole; nelle infinite carceri di questa società ormai sempre più alla deriva. Sarà l’unica opposizione capace di incidere veramente sul reale, declinandolo verso il mondo di pace, uguaglianza e solidarietà cui aspiriamo.

 

Su questa base invitiamo lavoratrici e lavoratori, disoccupati, precari, studenti, immigrati a disertare le urne il prossimo 4 marzo e a rilanciare ovunque la coscienza e la prassi anticapitalista, antimilitarista, pacifista, libertaria.

CONTRO OGNI DELEGA E CONTRO OGNI GOVERNO

AZIONE DIRETTA E AUTORGANIZZAZIONE!

Per l’astensione attiva il 4 marzo e sempre

CUSA

 

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LO SPAZIO SOCIALE 100CELLEAPERTE E’ SOTTO SGOMBERO

Lo spazio sociale 100 celle aperte, sito in via delle Resede 5, è l’ex magazzino mai utilizzato di un edificio in cui coesistono un asilo nido, un consultorio e una casa famiglia. Un posto di proprietà comunale, come molti altri rimasto abbandonato, che cittadini e cittadine di Centocelle hanno diligentemente recuperato, risistemato e restituito al quartiere.

Ora, a seguito delle piogge autunnali, l’asilo nido sovrastante lo spazio ha subito danneggiamenti. Con la scusa dei lavori che dovrebbero interessare il solo asilo nido, il Comune ha dichiarato l’intero edificio pericolante e ha chiesto di sgomberare i locali dello spazio sociale da persone e cose, accusando altresì i cittadini e le cittadine del quartiere che da anni attraversano questo spazio di ritardare con la loro ostinata presenza l’inizio dei lavori.

La verità è che nessuno sta impedendo l’avvio di questi lavori, ma non si può tollerare che per questo motivo lo spazio sociale venga definitivamente sgomberato. Non c’è inoltre chiarezza sull’entità e sul tipo di lavori che devono essere fatti, non è stato presentato un progetto e non si sa nulla su che fine faranno il consultorio e la casa famiglia che fanno parte dello stesso edificio.

È evidente che c’è una volontà di fare guerra a chi da anni porta avanti lotte importanti sul territorio, tra le quali, ultima solo per cronologia, non certo per importanza, quella che riguarda il parco archeologico di Centocelle, nella quale lo spazio sociale è parte attiva.

Per fare chiarezza su tutto questo e per tornare a ribadire che lo spazio non può in nessun modo essere sgomberato, venerdì 1 dicembre alle 11 ci sarà un incontro con il presidente del municipio V Boccuzzi.

È richiesta massima partecipazione e supporto per questa giornata. Di seguito il comunicato dello spazio sociale.

Di questo quartiere stanno facendo un deserto.

La politica legalista del V Municipio pentastellato sta strumentalizzando i lavori di ristrutturazione del nido sopra lo spazio sociale 100celleaperte, presidio liberato di controcultura, socialità, aggregazione e resistenza, che insiste sulla periferia di Roma est dal 1994.

Con la scusa della messa in sicurezza di tutto lo stabile le istituzioni vogliono portare a casa un altro trofeo. Ma non saremo il capro espiatorio delle inadempienze e incompetenze istituzionali. Ribadiamo di essere i primi a volere che i bambini e le bambine del nido tornino alla normalità, e ci rendiamo disponibili ad accogliere i tecnici nel momento in cui verranno a fare i sopralluoghi per l’eventuale inizio dei lavori. Ma non siamo disposti ad andarcene.

In una città i cui la politica si sta dissolvendo nella mera burocrazia arroccata sui tecnicismi, abbandonando il confronto e rifiutando le responsabilità, rivendichiamo la funzione degli spazi sociali come parti integranti dei territori e luoghi di pensiero critico.

Venerdì incontreremo il presidente Boccuzzi, per metterlo davanti alle sue responsabilità, per rimarcare la nostra posizione, per fare sentire la nostra voce e la nostra presenza.

CHIEDIAMO SUPPORTO AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE, ALLE/AGLI ABITANTI E ALLE REALTA’ TERRITORIALI, A TUTTE LE PERSONE CHE RENDONO VIVO LO SPAZIO SOCIALE GIORNO DOPO GIORNO DA 23 ANNI.

APPUNTAMENTO PARTECIPATO E RUMOROSO
VENERDI 1 DICEMBRE ALLE ORE 11
SOTTO IL MUNICIPIO V DI VIA TORRE ANNUNZIATA!!

DA QUI NON CE NE ANDIAMO!

I COMPAGNI E LE COMPAGNE DELLO SPAZIO SOCIALE 100CELLEAPERTE

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27 OTTOBRE, LA CRISI E’ FINITA SOLTANTO PER LORO! Rilanciamo la mobilitazione pacifista, anticapitalista e libertaria

Alle spalle la crisi più difficile” dice il premier Paolo Gentiloni, sbandierando dati sulla crescita economica e la ripresa dell’occupazione in Italia.

Eppure l’Italia è oggi un paese dove aumentano in modo esponenziale i femminicidi, la violenza giovanile, i suicidi e gli omicidi legati alla precarietà e la disperazione economica, il razzismo, l’intolleranza ed altre piaghe sociali connaturate ai sentimenti di insicurezza, frustrazione, abbandono.

Si declamano gli effetti benefici delle riforme attuate in questi anni, a fronte di una situazione sociale, giovanile ed economica disastrosa come i tagli alle pensioni, il Jobs Act ed i decreti salva banche o la “Buona Scuola”. Che avrebbero permesso al paese di evitare la bancarotta, facendolo tornare sui binari che portano ai treni dell’Unione Europea e dei buoni rapporti coi cugini americani.

Ma il “mondo oltre la crisi” è un mondo fatto di abbassamento dei salari reali e di perdita dei diritti. Istituzionalizzazione della precarietà e della flessibilità, sfruttamento del lavoro fin dall’età scolastica ed innalzamento dell’età pensionabile oltre i limiti della salute e della sicurezza.

Era proprio questo che fin dall’inizio i nostri aguzzini volevano.

E’ questo il gioco della carota e del bastone a cui stanno giocando fin dagli albori di una crisi sistemica mai terminata, alla quale stanno cercando di dare risposte sempre più ammissive della loro incapacità di risolvere problemi che loro stessi hanno generato.

Il gioco di tenerci la testa sotto le profondità di crisi abissali, per costringerci a sentire come salvezza ogni boccata di ossigeno che di tanto in tanto ci concedono.

Ed in mezzo a questo mare in tempesta dove quotidianamente affogano anche centinaia di migranti, fra rotte militarizzate e porti fatti di caporalato e xenofobia, le vele issate dalle opposizioni non hanno ancora portato un vento di cambiamento adeguato.

E’ questo il momento di scatenare la burrasca.

Di colpire duramente quando forse il potere meno se lo aspetta, profittando della relativa calma.

E del fianco scoperto di una “ripresa economica” destinata ad essere nuovamente spazzata via dallo tsunami del capitalismo.

 

Rilanciamo ovunque le coscienze e le mobilitazioni ANTICAPITALISTE, ANTIMILITARISTE, ECOLOGISTE, PACIFISTE E LIBERTARIE!

 

 

 

CUSA

 

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Sabato 6 maggio all’Ateneo Libertario Fiorentino, Movimenti e Comunità con Stefano Boni ed Andrea Papi

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PoliceStop

25 marzo 2017

Stop Europa

Nel giorno di commemorazione dei trattati che hanno dato origine all’Unione Europea, anche le forze dell’ordine per la prima volta hanno voluto prendere una posizione chiara sulla questione Europa.

Dopo aver cacciato anche gli ultimi manifestanti, con un colpo di mano si sono finalmente riappropriati di piazza Bocca della Verità e hanno espresso il loro forte “NO” all’Unione Europea. Presenti in massa al presidio polizia, carabinieri, finanza, DIGOS e polizia privata. Arrivati da ogni dove con tutti i mezzi a loro disposizione, volanti, camionette, gommoni, elicotteri. Presente anche uno strano tizio bendato dalla testa ai piedi, scambiato per pericoloso blak block dalla polizia e per poliziotto dai militanti del movimento di sinistra, fra l’altro presenti tutti alla manifestazione a volto scoperto. La verità sulla sua identità non si scoprirà mai dato che era presente da solo sia alla manifestazione di sinistra, sia a quella delle forze dell’ordine.

Il compito di garantire la sicurezza è stato affidato ai controllori dell’Atac, rimasti per un giorno senza lavoro a causa del blocco dei mezzi pubblici, e ai martiri di Nassirya.

Per tutta la notte lampeggianti sono stati avvistati in giro per la città di Roma.

Casapound dichiara: “Sapevamo che le forze dell’ordine erano dalla nostra parte”.

Rifondazione comunista, invece, commenta: “Potevamo manifestare tutti insieme”. E, alla protesta del carabiniere che aveva dichiarato: “Anche noi volevamo la nostra piazza, dovevamo fare qualcosa che ci desse visibilità”, Rifondazione replica: “Bastava mettersi d’accordo.”

 

Dafne Rossi

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CONTRO L’IDENTITA’ EUROPEA per un’ Europa di accoglienza e di solidarietà

In che cosa consiste l’identità europea?

Nei valori di pace, fratellanza, diritto e libertà di cui si bagnano la bocca i sostenitori della così detta Comunità Europea, nata proprio sessant’anni fa qui a Roma?

Ma i valori, quando sono veramente tali, non dovrebbero essere universali e trasversali alle diverse culture, piuttosto che costitutivi di una specifica identità rispetto ad un’altra?

L’Europa è un soggetto storico-geografico attraversato nei secoli da crogioli di etnie, lingue, culture e religioni, che si sono alternati/e continuamente fra guerre e rivoluzioni, progresso ed oscurantismo, accoglienza e sbarramento.

Oggi non meno di ieri, in cui si trova a rivestire il ruolo di alfiere mediterraneo di un Occidente assediato ad ogni lato, dai fantasmi che esso stesso ha generato.

Comunità Europea, Unione Europea, Europa d Maastricht e dell’Euro, Banca Europea, Parlamento Europeo. Altro non sono che espressioni istituzionali di quei gruppi di interesse e di potere che fin dalla ricostruzione successiva alla Seconda Guerra Mondiale, vollero costruire uno spazio di libero commercio e circolazione di capitali, in grado di tenere banco agli Stati Uniti senza esserne rivali. Ed anzi garantendo ed ampliando i circuiti di dominio globale degli Stati democratici e dei sistemi economici capitalisti.

L’identità europea, alla quale si rifanno i sostenitori della supremazia occidentale, ma in chiave di alternativa democratica anche diverse forze politiche e sociali di sinistra, altro non è che la costruzione identitaria che i suddetti gruppi ed interessi di potere vorrebbero operare per legittimare il proprio dominio, e della quale sono riusciti a convincere ancora una volta milioni di esseri umani.

Ma l’Europa è storicamente tutto tranne che un qualcosa di omogeneo, oggi soprattutto in cui è uno scenario sempre più cosmopolita, figlio illegittimo della propria stessa globalizzazione dei mercati. Diritti e valori umani sono universali, concetti come “democrazia” non sono assoluti e indiscutibili come si vorrebbe far credere, ed ogni vero essere umano è cittadino del mondo.

O questo soggetto storico-geografico di nome Europa, si aprirà definitivamente all’accoglienza ed all’incontro fra diverse culture, etnie, comunità, fuori e contro i sistemi di potere che vorrebbero uniformarle, e le loro istituzioni e categorie concettuali. Oppure qualsiasi azione – più o meno rivoluzionaria, sociale o progressista – fatta in nome dell’Europa, sarà fatta in nome di quegli stessi gruppi di interesse che oggi dominano un mondo fatto di guerre, terrorismi, sfruttamento di persone, lavoro, risorse, disuguaglianze e decadenza culturale.

 

 

CUSA

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Primo e secondo pensiero

PRIMO PENSIERO: AMORE RINNOVATO PER IL POPOLO Ogni persona anche quella più riottosa ha nel suo cuore il potenziale e lo puo’ tirare fuori in ogni momento tanti saranno i momenti in cui la pioggia cadrà nella nostra anima, ma non dubitare amico mio hai tutto il mio amore per te, tutta la stima e tutto il supporto, siamo parte di un popolo che vuole alzare il suo grido e la sua testa e lo farà e noi saremo li a manifestare con i garofani rosa del dialogo. Il nostro ideale è Puro come lo è lo sprezzo della morte, nostri sono attimi, piccolissimi ma grandi, di una gloria che vediamo nello sguardo rinfrancato di una ragazza che sa di essere capita o da un uomo che almeno per un attimo puo’ abbassare le difese e concedersi a noi il nostro cuore e pensiero in totale libertà, senza il timore di essere perseguito o censurato, libertà, libertà la nostra vetta e la nostra quotidiana realtà

SECONDO PENSIERO: AMORE Apriamo gli occhi al mondo e a noi stessi, esistono tante forme di amore e le possiamo esprimere tutte in ogni singolo istante siamo qui, siamo noi quelli che dell’amore hanno fatto bandiera morale

ho per tre anni fatto l’esperienza della musica in strada e sono giunto a questa conclusione osservando le persone che ci ascoltavano: la musica che ascoltiamo parla alla musica dell’anima. Dall’eco che nasce da quest’incontro si riflette l’universalità del cuore umano La musica in strada è un esperienza diretta, nel bene come nel male puoi carpire gli stati d’animo, riuscire a dare un po’ di conforto a chi ti guarda con tristezza e un po’ di speranza dettata dal tuo ritmo e dalle tue note alle persone ormai convinte del fatto che non ci possa essere alternativa a questo sistema sociale io sono Anarchico perchè l’anarchia è per me dialogo a 360 gradi, benchè ci siano razze, lingue costumi e culture differenti, attraverso il potere della musica è possibile comunicare e rivelare i propri sentimenti proprio alla luce di questi sentimenti il nostro sguardo si nutre di diverso e lo accoglie, le nostre orecchie ascoltano e anch’esse si nutrono di ritmiche

Francesco

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chi non vede queste verità è un idiota. chi le nega è un aspirante dittatore

 

i ciellini ci odiano

i nichilisti anche.

hanno fatto combutta, si sono alleati pur di spazzarci via.

sostengono che l’umanesimo è buonismo, perbenismo, razionalismo, retorica, speculazione astratta, alienazione tecnologica, pensiero fine a sé stesso.

questo è ciò che in realtà produce la teologia politica, economica e culturale di cui ogni diverso sistema di potere è fatto.

della quale il nichilismo stesso ha bisogno per sussistere, riproducendola di fatto a parti invertite, o non riuscendo pienamente a liberarsene.

ma costoro non hanno capito un cazzo della tensione ontologica, trascendentale e vitalistica, della piena ed incondizionata liberazione dei sensi che caratterizza l’umanesimo anarchico di cui parliamo e a cui aspiriamo.

le istituzioni ci osteggiano, quando non apertamente ci odiano e ci reprimono.

subiamo maltrattamenti psicologici ed anche fisici, fin da quando inizia nell’adolescenza e poi nella gioventù, la nostra presa di coscienza riguardo la menzogna generalizzata di questo mondo, e la necessità di costruirne uno nuovo radicalmente diverso.

nei momenti più critici e difficili, subiamo violenze che ci obbligano a sostenere cose totalmente false su noi stessi, l’esatto contrario di quello che siamo e che ci caratterizza, di quello che veramente vogliamo.

sono fascisti, travestiti da democrazia.

l’orgasmo è umanista ed anarchico al tempo stesso.

perché richiede tutta la carica ontologica e trascendentale necessaria a superare ogni limite, blocco, difficoltà, problema, a non fermarsi in alcun modo e per nessun motivo fino ad orgasmo raggiunto.

ed al contempo e proprio per questo motivo, richiede la rottura e la liberazione da tutti i dispositivi di potere e da tutte le dinamiche di assoggettamento che si inscrivono storicamente sulla coscienza, al fine di dominarla ed appiattire la vita, togliendole pienezza e potenziale.

è ciò che più caratterizza l’essere umano in quanto tale, rispetto alle altre specie e forme di vita.

ciò a cui sono finalizzate quelle capacità e caratteristiche umane che ci hanno permesso di sopravvivere ed affermarci come specie sulla Terra e nell’Universo.

 

 

 

Edoardo

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Testamento politico parte seconda

riprendere nella velocità la nostra autentica lentezza amici e amiche mie,

sicuramente vi sarete accorti se guardate un po’ di televisione, tantissime pubblicità su l’utilità dell’automobile, addirittura la infarciscono con considerazioni esistenziali e filosofiche

chi vi scrive e parla ha deciso una radicale decisione: abolire totalmente l’uso dell’automobile per decidere la mia lentezza

vi sentite oppressi da tutta questa velocità, vi sentite trascinati in un vortice che risucchia il vostro cuore?

Dite di no!!

ditelo con forza e coraggio e con la consapevolezza che non siete soli a pensarla come la penso io,

sta nascendo e stratificando un Noi forte e deciso e Cusa ne è la voce, lo stendardo di una autentica diversità

io non sono molto bravo con le parole e concludo con una poesia

 

SIATE

Siate quello che sentite

dentro

voler essere

onorate

quello che avete

paura di diventare

è il vostro

essere unici

 

 

Francesco

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Sabato 17 dicembre all’Ateneo Libertario Fiorentino, “Divieto di accesso” e inaugurazione del ciclo “Prospettive libertarie”

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